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L’osteopata per il reflusso: quando e perché consultarlo

Il reflusso gastroesofageo è un disturbo diffuso che colpisce milioni di persone. Bruciore dietro lo sterno, rigurgito acido, tosse notturna: i sintomi possono compromettere la qualità della vita. Accanto alle terapie mediche tradizionali, l’osteopatia offre un approccio complementare che lavora sulle cause meccaniche e funzionali del disturbo. Ma quando è utile rivolgersi a un osteopata? E in che modo questo professionista può aiutare?

Segnali e sintomi che suggeriscono un consulto osteopatico

Non tutti i casi di reflusso rispondono allo stesso modo ai farmaci. Alcuni pazienti continuano a soffrire nonostante l’assunzione di inibitori della pompa protonica o antiacidi. Altri notano che i sintomi peggiorano in momenti di stress o dopo posture prolungate.

Quando il reflusso si accompagna a tensioni cervicali, dolori dorsali o difficoltà digestive persistenti, l’intervento osteopatico può essere d’aiuto. Anche chi soffre di ernia iatale o ha subito interventi chirurgici addominali può trarre beneficio da un trattamento osteopatico, sempre in accordo con il medico curante.

Altri segnali che suggeriscono un consulto includono: sensazione di nodo alla gola, difficoltà nella deglutizione, gonfiore addominale persistente e disturbi del sonno legati al reflusso notturno.

Il ruolo dell’osteopata nella valutazione del reflusso

L’osteopata non formula diagnosi mediche, ma valuta la mobilità e la funzionalità delle strutture coinvolte nel disturbo. La visita inizia con un’anamnesi dettagliata: abitudini alimentari, postura lavorativa, livelli di stress, presenza di altri disturbi.

Successivamente, l’osteopata esamina il diaframma, lo stomaco, l’esofago e le strutture circostanti attraverso palpazioni delicate. Particolare attenzione viene data alla mobilità dello stomaco rispetto agli organi vicini (fegato, milza, colon) e alla tensione del diaframma, muscolo chiave nella gestione del reflusso. Un diaframma rigido o contratto può infatti alterare la pressione intraddominale e favorire la risalita dei succhi gastrici.

Approccio osteopatico integrato al reflusso

L’osteopatia per il reflusso non sostituisce la terapia medica, ma la affianca. L’obiettivo è migliorare la meccanica del sistema digestivo attraverso tecniche manuali specifiche.

Le tecniche viscerali lavorano sulla mobilità degli organi, riducendo le aderenze e le tensioni che possono ostacolare la corretta funzione gastrica. Il trattamento del diaframma mira a ripristinare la sua elasticità, migliorando la respirazione e riducendo la pressione sullo stomaco.

Le tecniche strutturali si concentrano sulla colonna dorsale e sulle coste, liberando le zone di tensione che possono influenzare il sistema nervoso autonomo. Infine, le tecniche cranio-sacrali agiscono sul nervo vago, importante regolatore della digestione e della motilità gastrica.

Ogni seduta viene personalizzata in base alle caratteristiche del paziente. L’osteopata lavora in sinergia con il gastroenterologo o il medico di base, rispettando le indicazioni terapeutiche in corso.

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Frequenza e durata delle sedute osteopatiche

La risposta al trattamento osteopatico varia da persona a persona. Nei casi acuti, possono bastare 3-4 sedute a distanza di una o due settimane. Nei disturbi cronici, invece, può essere necessario un ciclo più lungo, con sedute mensili di mantenimento.

Ogni sessione dura in media 45-60 minuti. Dopo il primo trattamento, è normale avvertire una sensazione di rilassamento o, talvolta, un leggero aumento dei sintomi per 24-48 ore: si tratta di una reazione fisiologica al cambiamento.

I miglioramenti non sono sempre immediati. Alcune persone notano benefici già dopo la prima seduta, altre hanno bisogno di più tempo. L’importante è valutare i progressi nel medio periodo e mantenere un dialogo costante con tutti i professionisti coinvolti nella cura.

Differenze tra trattamento medico e osteopatico del reflusso

Il trattamento medico del reflusso si basa su farmaci che riducono l’acidità gastrica o proteggono la mucosa esofagea. In alcuni casi, può essere necessario un intervento chirurgico per correggere anomalie anatomiche come l’ernia iatale.

L’osteopatia può affiancare il trattamento del reflusso gastrico lavorando sugli aspetti meccanici e funzionali: favorisce la mobilità del diaframma, riduce le tensioni viscerali e può contribuire a modulare le risposte del sistema nervoso autonomo. Non elimina l’acidità, ma favorisce una migliore gestione dei meccanismi che impediscono al contenuto gastrico di risalire.

I due approcci non sono in conflitto, anzi: l’integrazione può portare risultati migliori. Chi assume farmaci può continuare a farlo durante il percorso osteopatico, sempre sotto controllo medico. L’obiettivo comune è restituire benessere e qualità di vita al paziente.

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